Passeggiate romane
Bersani e il terribile sospetto che Monti non voglia governare solo con il Pd
Acidità del prof. Mancano ancora due settimane alle elezioni e tutti, anche i politici, sembrano non veder l’ora che finisca questa campagna elettorale che, nonostante sia stata breve, sembra trascinarsi senza senso oramai da tempo. Al Pd stanno vivendo questi giorni con grande senso di frustrazione e con grande esercizio dell’autocontrollo. Le continue frecciate di Mario Monti all’indirizzo del Partito democratico e del suo leader stanno portando tutti i dirigenti di Largo del Nazareno sull’orlo di una crisi di nervi. Al Pd non si capacitano dell’atteggiamento del premier.

Acidità del prof. Mancano ancora due settimane alle elezioni e tutti, anche i politici, sembrano non veder l’ora che finisca questa campagna elettorale che, nonostante sia stata breve, sembra trascinarsi senza senso oramai da tempo. Al Pd stanno vivendo questi giorni con grande senso di frustrazione e con grande esercizio dell’autocontrollo. Le continue frecciate di Mario Monti all’indirizzo del Partito democratico e del suo leader stanno portando tutti i dirigenti di Largo del Nazareno sull’orlo di una crisi di nervi. Al Pd non si capacitano dell’atteggiamento del premier. E’ normale che in campagna elettorale si acuiscano le tensioni, ma secondo i vertici del partito, Pier Luigi Bersani in testa, il presidente del Consiglio ci sta mettendo del suo. Un’acrimonia, un’acidità in più che, sempre al Pd, non sembrano riscontrare nelle parole, pur dure di Pier Ferdinando Casini.
Colpi proibiti. Ma per quale motivo Monti è così critico nei confronti del Pd, e sempre pronto a cercare di dividere il centrosinistra? Finora al Pd hanno sempre pensato che il problema del premier fosse quello di aver preso troppo alla lettera i consigli del guru americano. Non essendo un politico, secondo questo ragionamento, Monti non avrebbe capito che anche quando si menano fendenti non bisogna infliggere colpi proibiti, se poi si pensa che dopo le elezioni in qualche modo si collaborerà. “Sennò perché continuerebbe a tirare la corda”, si chiedono i vertici del Partito democratico?
L’altra grande coalizione. Già, perché? L’inquietante risposta che si stanno dando in questi giorni i dirigenti del Pd è diventata questa: “Ma non è che sul serio Monti non ha intenzione di collaborare con noi, se vi fosse il pareggio al Senato, a meno che non decidiamo di rompere con Vendola?”. Prospettiva a dir poco temibile. Perché se c’è una cosa che Pier Luigi Bersani non potrà mai fare è dire al leader di Sinistra ecologia e libertà: bene, ci siamo presentati nella stessa alleanza, ma ora ti devo lasciare perché Monti non ti vuole. Su questo Bersani è stato ed è chiarissimo: “Non metterò mai a rischio la mia coalizione né la scioglierò perché me lo chiedono i centristi”.
Sacrificare il segretario? E allora? E allora si arriva al dubbio che ultimamente si è insinuato nelle menti dei dirigenti del Pd. Che Mario Monti dica Vendola ma intenda Bersani. Nel senso che se veramente ci fosse il pareggio al Senato, il premier potrebbe dare il via libera all’accordo solo a patto che a presiedere il futuro governo non sia Bersani ma un’altra persona che abbia il consenso sia dei centristi che del Partito democratico. Ma anche su questo punto Bersani è stato chiaro. Ha già messo le mani avanti: “L’eventuale coalizione con il centro si fa come in Germania, dove a presiedere la grosse koalition è il leader del partito che ha preso più voti”. Ma c’è chi nel Pd pensa che per allearsi con i montiani si possa anche sacrificare il segretario…
Colpi proibiti. Ma per quale motivo Monti è così critico nei confronti del Pd, e sempre pronto a cercare di dividere il centrosinistra? Finora al Pd hanno sempre pensato che il problema del premier fosse quello di aver preso troppo alla lettera i consigli del guru americano. Non essendo un politico, secondo questo ragionamento, Monti non avrebbe capito che anche quando si menano fendenti non bisogna infliggere colpi proibiti, se poi si pensa che dopo le elezioni in qualche modo si collaborerà. “Sennò perché continuerebbe a tirare la corda”, si chiedono i vertici del Partito democratico?
L’altra grande coalizione. Già, perché? L’inquietante risposta che si stanno dando in questi giorni i dirigenti del Pd è diventata questa: “Ma non è che sul serio Monti non ha intenzione di collaborare con noi, se vi fosse il pareggio al Senato, a meno che non decidiamo di rompere con Vendola?”. Prospettiva a dir poco temibile. Perché se c’è una cosa che Pier Luigi Bersani non potrà mai fare è dire al leader di Sinistra ecologia e libertà: bene, ci siamo presentati nella stessa alleanza, ma ora ti devo lasciare perché Monti non ti vuole. Su questo Bersani è stato ed è chiarissimo: “Non metterò mai a rischio la mia coalizione né la scioglierò perché me lo chiedono i centristi”.
Sacrificare il segretario? E allora? E allora si arriva al dubbio che ultimamente si è insinuato nelle menti dei dirigenti del Pd. Che Mario Monti dica Vendola ma intenda Bersani. Nel senso che se veramente ci fosse il pareggio al Senato, il premier potrebbe dare il via libera all’accordo solo a patto che a presiedere il futuro governo non sia Bersani ma un’altra persona che abbia il consenso sia dei centristi che del Partito democratico. Ma anche su questo punto Bersani è stato chiaro. Ha già messo le mani avanti: “L’eventuale coalizione con il centro si fa come in Germania, dove a presiedere la grosse koalition è il leader del partito che ha preso più voti”. Ma c’è chi nel Pd pensa che per allearsi con i montiani si possa anche sacrificare il segretario…